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Scritto da Administrator
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Sabato 16 Dicembre 2006 15:56 |
Lc 19, 1-10. "Lo accolse con gioia"
FELICE GIOCO DI ACCOGLIENZE
Nient’altro che un gioco di accoglienze. Prima una, poi l’altra; una insegue l’altra, una causa ’altra. Non c’è insegnamento in questo brano – se non alla fine, al versetto 10, dove appare più come una spiegazione. Niente miracoli, niente gesti grandiosi. Eppure accade qualcosa di importante, di decisivo, per Zaccheo, ma anche per quelli che assistono, anche per noi che ascoltiamo oggi il racconto di questo incontro. Nient’altro che un gioco di accoglienze, dicevamo, di ospitalità . Alla fine del brano ci ritroviamo una persona apparentemente lontana – almeno così la chiamiamo, nel nostro linguaggio ecclesiale – che cambia completamente vita, scegliendo due gesti di adicalità evangelica inaspettati per uno che veniva considerato un peccatore. Eppure non c’è un invito esplicito alla conversione, non c’è un’azione forte di Gesù che spinga quest’uomo al cambiamento, non c’è una parola che scuota questo capo dei pubblicani e ricco a rivedere la sua condizione di vita. C’è solo accoglienza, ospitalità . La prima, almeno in ordine di racconto, è quella di Zaccheo. Apre la sua casa senza riguardo rispetto al mormorare della gente e lo fa con gioia, come se questo incontro lo stesse aspettando da tempo, come se fosse un suo desiderio profondo. Niente ci dà il diritto di pensare che Zaccheo volesse e desiderasse quello che è accaduto, almeno stando al racconto. L’unica cosa di cui veniamo a conoscenza è la sua curiosità , il suo voler vedere chi era Gesù. Non possiamo e non dobbiamo caricare troppo questa curiosità , rischieremmo di far dire al branoquello che non dice. L’unica cosa che possiamo fare è porci una domanda semplice, ma provocatoria al tempo stesso: non sarà che l’accoglienza incondizionata e totale dell’altro è l’autentica origine di ogni cambiamento di vita? Spesso, anche all’interno della comunità cristiana, ci interroghiamo molto su cosa fare e cosa proporre per incontrare gli altri, sia vicini che lontani, ma ci interroghiamo mai realmente. sulla nostra capacità di ospitalità e di accoglienza? Facile dire che Zaccheo ha potuto vivere liberamente l’accoglienza perché il suo ospite era Gesù; lui non sapeva chi accoglieva; probabilmente aveva sentito parlare di Lui, ma certamente non lo aveva mai incontrato. Zaccheo, per un ordine perentorio del suo cuore, ha rischiato il gesto dell’ospitalità . Questo è quanto e questo rischio ha consentito la sua conversione. Questo è il nodo da sciogliere, la nostra disponibilità all’accoglienza, totale e gratuita. Ci sono atteggiamenti che non hanno una ricaduta immediata nella nostra vita, non hanno immediate conseguenze, la loro forza risiede unicamente nel permettere altri gesti, altre scelte. L’ospitalità è uno di questi gesti. Come non ricordare i versetti della Lettera agli Ebrei: “L’amore fraterno resti saldo. Non dimenticatevi l’ospitalità : alcuni, praticandola, senza saperlo hanno accolto degli angeliâ€(13, 1‐2). Ma c’è un’altra ospitalità raccontata in questo brano: “Oggi per questa casa è venuta la salvezzaâ€. La nuova traduzione del testo aiuta la nostra comprensione. Quale casa, quale spazio preparato dall’uomo è in grado di accogliere la salvezza? Non è piuttosto la salvezza, intesa come desiderio di Dio che si manifesta nel Figlio, che accoglie ogni persona? Di più, non è solo la salvezza che può accogliere ogni vita, anche quella che l’uomo considera perduta? Accogliendo Gesù, Zaccheo è stato accolto; aprendo la porta di casa sua, a Zaccheo è stata aperta la porta del Regno che viene. Felice contemporaneità .
Un gioco di ospitalità dicevamo. Eppure c’è qualcuno che ne rimane escluso: coloro che giudicano questa ospitalità , ma non la vivono: “E’ entrato in casa di un peccatoreâ€. La Grazia ci salvi da questo pericolo! Chissà che anche a noi, che come Azione Cattolica iniziamo a vivere l’impegnativo cammino della Missione Popolare Diocesana, non possa accadere come a Zaccheo, di incontrare la grandezza di Dio mentre apriamo le porte del nostro cuore. La porta aperta mette sempre in dialogo due mondi e solo l’illusione o, peggio, l’arroganza, può farci pensare che il meglio sia sempre in casa nostra.
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Ultimo aggiornamento Sabato 26 Dicembre 2009 17:32 |
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